In questi giorni nelle riviste e chat di settore si parla principalmente di Live Nation, la più grande società al mondo dell’intrattenimento dal vivo, che ha acquisito il gruppo Forumnet, che comprende l’Unipol Forum di Assago e il Teatro Repower, e parte delle quote della società che gestisce Carroponte. Tre delle principali strutture per i concerti nell’area metropolitana di Milano.
L’acquisto – o la gestione diretta – da parte di multinazionali di venue medie e grandi non è una novità, né un fenomeno improvviso, e soprattutto non è una questione solo italiana.
Per capire davvero cosa sta succedendo, conviene allargare lo sguardo all’Europa.
Live DMA e la rete Reset! hanno pubblicato proprio due giorni fa delle mappe europee che rendono finalmente visibile chi possiede quali palchi nell’ecosistema della musica dal vivo: festival, live venue, infrastrutture e risorse chiave lungo tutta la filiera.
La mappatura delle proprietà di festival e live venue europee è un colpo d’occhio necessario. Non pretende di essere esaustiva, ma rende evidente una realtà che è rimasta opaca e poco discussa. Una realtà che ha conseguenze concrete su:
• l’accessibilità economica per il pubblico,
• la resilienza degli organizzatori indipendenti,
• l’equilibrio nella distribuzione dei sostegni pubblici,
• la pluralità culturale dei territori.
È un lavoro prezioso, commissionato da Live DMA e Reset! Network e realizzato da Matthieu Barreira, che ringraziamo, perché mette finalmente sul tavolo un tema che non può più essere ignorato.
E in Italia?
Anche il nostro paese entra ora in modo più esplicito in questo scenario, qualche anno dopo rispetto ad altri paesi europei, dove dinamiche di concentrazione simili sono già in atto già da tempo. Proprio per questo non possiamo permetterci di affrontare il tema come una cronaca locale, ma come un punto di partenza per allargare lo sguardo verso un fenomeno più grande, potendo così capirne gli impatti – spesso negativi – e riflettere, soprattutto sulle soluzioni.
Nel suo articolo su soundwall.it, Damir Ivic illustra molto bene tutta la faccenda, concludendo che “se non ci piace un mondo dove la musica dal vivo costa sempre di più ed è sempre più appannaggio di chi non ha il portafogli vuoto o malconcio, se non ci piace un mondo dove sono i monopolisti e i più ricchi a dettare le regole del gioco, avremmo un modo molto semplice per dirlo e per dimostrarlo: sfilarci, o almeno sollevare la questione, proporre delle alternative. Creare o sostenere un circuito alternativo, o più circuiti alternativi – circuiti in grado di coesistere, e di non farsi la guerra fra loro.”
Come associazione di categoria e rete abbiamo una responsabilità collettiva. Crediamo che quello degli spazi di musica dal vivo piccoli e medi (ma soprattutto indipendente, a prescindere dalla loro dimensione!) sia un circuito alternativo capace di coesistere, radicato nei territori, plurale ed indipendente. Un circuito dove riconoscere la musica dal vivo come bene culturale e sociale, non solo come prodotto.
Le alternative esistono già e vanno sostenute: esistono le associazioni di settore che dialogano e hanno già dimostrato di saper lavorare insieme. La recente mappatura che abbiamo lanciato assieme ad ARCI e Assomusica ne è un esempio concreto: uno strumento di conoscenza condivisa, indispensabile per qualsiasi politica culturale seria.
Come KeepOn LIVE crediamo che la risposta alla concentrazione non sia l’isolamento, ma l’economia condivisa, la cooperazione tra operatori, la costruzione di reti solide tra live club, festival, artisti, territori e istituzioni, in difesa della diversità dell’ecosistema dei palchi.
